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martedì 24 novembre 2015

Teatro Antico di Taormina, lunghi applausi per "Tosca". La recensione di Fattitaliani

Tosca”, opera lirica in tre atti di Giacomo Puccini, nel nuovo allestimento del regista e scenografo Enrico Castiglione, ha incassato applausi al Teatro Greco di Taormina, in provincia di Messina. La prima serata si è tenuta il 9 agosto ma sono previsti altri due appuntamenti che si terranno l'11 e il 13 agosto.

lunedì 20 ottobre 2014

Teatro, l’attrice Giorgia Sinicorni a Fattitaliani: "Non m’interessano le battaglie senza amore". L'intervista

In attesa dell’uscita nelle sale del nuovo film "Tulpa" di Zampaglione, che ha ricevuto una menzione speciale al Courmayeur Noir Festival, l’attrice Giorgia Sinicorni (nella foto di Arash Radpour) sarà in scena dal 9 febbraio al 3 aprile con lo spettacolo "Gabriele D’annunzio, tra amori e battaglie" di Eduardo Sylos Labini, tratto da "L’amante guerriero" di Giordano Bruno Guerri. Lo spettacolo utilizza un nuovo format teatrale unconventional: “Disco Teatro”, così ribattezzato dalla critica - mette in scena una consolle dj ed è proprio sulle sonorità mixate e suonate dal vivo dal dj che gli attori - Edoardo Sylos Labini nei panni del Vate e le quattro donne più importanti della vita di d’Annunzio - interagiscono, arrampicandosi sui crepacci dei suoni e giocando con i ritmi dei piatti. La tournée partirà da Chieti il 9 febbraio toccando Catania, Roma dal 7 al 17 febbraio, e poi Torino, Milano e Trieste. A Fattitaliani Giorgia Sinicorni parla del suo personaggio... 

lunedì 28 luglio 2014

Arte, Fattitaliani intervista lo scultore Mikayel Ohanjanyan: l'equilibrio è un perfetto rapporto tra due o più contrasti

2° PREMIO FONDAZIONE HENRAUX PER LA SCULTURA IN MARMO, VINCE MIKAYEL OHANJANYAN. l'intervista di fattitaliani.

Il mio attuale lavoro - rivela a Fattitaliani Mikayel Ohanjanyan - fondamentalmente si concentra sulla ricerca della forma e dello spazio in relazione alla persona e le sue percezioni fisiche e psicologiche. Grazie al nesso continuo tra i contrasti, cerco di creare delle dimensioni scultoree tali da portare il visitatore ad una riflessione che coinvolge la sfera personale e sociale attraverso un’ottica spaziale. L’opera del Premio, invece, nasce dal desiderio di scolpire lo spazio ”vuoto” di una mia precedente opera, “Prospettiva Introversa # 7”. 
Materialità dell’invisibile
S'intitola "Materialità dell’invisibile"...
E’ un tentativo di materializzare l’invisibile, cercando di evidenziarne alcuni aspetti concettuali ed estetici. Ha diverse letture: mentre da un lato raffigura lo spazio vuoto come forma e la materia, dall’altro, contemporaneamente mette sotto l’interrogativo la materia stessa, compressa dei cavi d’acciaio, che creano delle nuove prospettive tra la confine della materia e il cubo vuoto nel centro della scultura. Oltre il primo impatto visivo con il marmo e i cavi d’acciaio, che direttamente ci riportano a pensare alla secolare attività del luogo, l’opera, attraverso il contrasto tra il blocco di marmo e la sua “fragilità”, tra la staticità e la dinamicità, visibile - invisibile, metaforicamente rappresenta l’uomo. 
Senza-Titolo,-2012_Foto-Oliviero-Santini
Conosceva la Fondazione e il Premio?
Conoscevo già La Fondazione Henraux, sapevo anche del Premio. Tanto è vero, che allora avevo chiesto alla Direzione della Fondazione se era possibile partecipare al concorso, ma a differenza dell’edizione di quest’anno, la prima edizione a causa del poco tempo a disposizione era stata fatta solo su invito. È un progetto molto ambizioso, che a mio avviso il Presidente della Fondazione e dell’azienda Henraux, Paolo Carli, riesce a portar avanti con grande professionalità e attenzione. La vittoria invece, è stata una bellissima sorpresa! Sin dall’inizio mi ero concentrato molto sulla realizzazione dell’opera. Ero rientrato con qualche giorno in ritardo a causa del mio viaggio a Istanbul per un progetto di Goethe Institut. Una grande soddisfazione sia sul piano personale, che professionale. Organizzato tutto molto bene.
Prospettiva Introversa #10, 2012_Foto Spazio Blue

Prospettive,-2011_Foto-Andrea-Messana

Senza Titolo, 2012_Foto Mikayel Ohanjanyan

Senza-titolo,-2012_Foto-Mikayel-Ohanjanyan

Il suo rapporto con la scultura e in particolare con il marmo com'è nato, com'è cambiato ed evoluto nel tempo?
Il mio rapporto con la scultura nasce, quando avevo circa 10 anni, anche se a casa mia nessuno fa l'artista. Non saprei rispondere perché. Probabilmente nasce dal paesaggio dell’Armenia, dove sono nato e cresciuto. Un paesaggio di forte impatto, ricco di una poesia spaziale. A quell’età ho iniziato a frequentare la scuola d’arte, poi di seguito il liceo artistico e l’Accademia di Belle Arti di Yerevan. Già durante questi anni ho avuto le mie prime esperienze di lavorare su vari materiali, come: legno, bronzo, diversi tipi di pietre, e anche il marmo. Le prime esperienze di lavoro su questi materiali erano indubbiamente legate al mio percorso di studio, fondamentalmente figurativo basato sull’arte classica. Poi piano piano iniziano a cambiare in rapporto della mia ricerca sulla forma, lo spazio e l’uomo.
Progetto Urbano 2010_Foto Andrea Messana
Progetto Urbano 2010_Foto KEVO
Prospettiva Introversa #3, 2011_Foto Andrea Messana
Prospettiva Introversa #4, 2011_Foto Andrea Messana
La sua arte è molto ricca di contrasti... rispecchia la sua vita, il suo modo di concepire le cose?
Ha notato bene, il mio lavoro è ricco dei contrasti. Lo era anche negli anni di studi. Credo che in ogni cosa esistono dei punti nevralgici e zone tranquille. A me piacciono quelli ricchi di tensione, perché per me rappresentano dei luoghi sottili, carichi di tanta energia e contenuto. Direi che questo contrasto nasce semplicemente dall’osservazione delle cose, della natura, la nostra società stessa. Poi, in fondo l’equilibrio stesso non è altro che un perfetto rapporto tra due o più contrasti.

La sua personale vicenda italiana è iniziata nel 2000: è stata facile o difficile?
La mia personale vicenda con l’Italia inizia ancora dal 1998, quando prima volta sono venuto per partecipare alla XIII Biennale Internazionale di Ravenna di Scultura di piccolo formato. Pur essendo il più giovane partecipante nella storia della Biennale, la mia opera ebbe il 3° Premio. In quell’occasione visitai Firenze, Venezia e Roma. Nel 2000 decisi di iscrivermi all’Accademia di Belle Arti di Firenze (mi sono laureato nel 2005), dove tuttora vivo e lavoro. Descriverei più con la parola “positiva”, invece “facile” o “difficile”! Le difficoltà ci sono sempre, e per tutti. Mi ritengo fortunato di aver incontrato e conosciuto delle persone straordinarie, di grande semplicità e disponibilità.

Prospettiva-Introversa-#12_Foto-Oliviero-Santini
Prospettiva Introversa #5, 2011_Foto Domenico Nicolo

Prospettiva Introversa #7, 2012_Foto Oliviero Santini

Quale scelta ha inciso più fortemente delle altre nella sua professione?
Il desiderio di andare oltre e la determinazione di non mollare mai.
Quando finisce un'opera si mette dalla parte di chi la guarderà?
Indubbiamente sì! Anche perché, credo che una volta compiuta, l’opera non appartiene più a me. Diventa una specie di punto nevralgico, che entra in comunicazione con lo spazio e ogni singolo fruitore, compreso me. Giovanni Zambito.

© Riproduzione riservata

Limen #1, 2009_Foto Andrea Messana

Limen #1, 2009_Foto Debora Ferrari

Limen #2, 2010_Foto Andrea Messana

Limen #2, 2010_Foto Andrea Messana 2





domenica 27 luglio 2014

Libri, Fattitaliani intervista Domenico Beccaria autore di “Come nuvole nel vento. Il Grande Torino di Julius Schubert”: che cosa significa oggi essere granata


Come nuvole nel vento. Il Grande Torino di Julius Schubert” di Domenico Beccaria, Editrice il Punto Piemonte in Bancarella è un romanzo che narra la vicenda umana, sentimentale e sportiva di Julius Schubert mezzala ungherese, ultimo giocatore arrivato al Grande Torino, la squadra che aveva sempre ammirato e desiderato. I proventi derivanti dai diritti d’autore sarà devoluta al Museo del Grande Torino e della Leggenda Granata*. L'autore lo ha dedicato: “A tutti gli uomini, prima ancora che calciatori, che hanno indossato con umiltà ed orgoglio la maglia granata, onorandola fino all’ultima goccia del loro sudore e del loro sangue”. E del libro dice: “Questo non è il millesimo libro che racconta la storia del Torino o qualche inedito o recondito particolare di essa. È semplicemente un romanzo, ispirato alla vicenda umana di un giocatore che, a mio modo di vedere, meglio di chiunque altro, nella ultra centenaria storia granata, incarna la figura del Milite Ignoto”. Sottolineando che: “Lo scopo di questo romanzo è, passatemi il sacrilego accostamento virgiliano, “Arma virumque cano” cantare gli eroi e le loro armi. Un’ode, che esce dal cuore, al Grande Torino, allo spirito del granatismo e nulla più, anche se dovrebbe bastare e avanzare...”. Fattitaliani lo ha intervistato.

sabato 26 luglio 2014

"Vivi la tua fiaba" ad Altidona. Fattitaliani intervista il sindaco Enrico Lanciotti: tanta voglia di stare insieme e attenzione verso i più deboli

  1. Giunta alla quarta edizione, la manifestazione "Vivi la tua fiaba" il 28 e 29 luglio 2014 ospiterà centocinquanta personaggi di fantasia grazie a genitori e bambini che insieme si mettono in gioco, nel paese di Altidona che per l'occasione assume l'aspetto di un castello incantato, per vestire i panni degli eroi delle fiabe che da sempre fanno sognare non solo i piccini. Sono circa 20 le fiabe che vengono rappresentate nel centro storico: accade dunque per magia che Biancaneve si commuove vedendo danzare la Bella e la Bestia, che Capitan Uncino scherza con Pippi calzelunghe, gioca con la polvere magica di Trilly e davanti alla zucca trasformata in carrozza di Cenerentola spera che ogni sogno possa diventare realtà. Altidona… vivi la tua fiaba” è organizzata dall'Associazione "Il Grillo Parlante" con la collaborazione dell’Ospedale Pediatrico Salesi di Ancona, per donare un sorriso ai bambini che sono nel posto che meno gli appartiene: un letto di Ospedale. Grazie ai fondi che vengono raccolti direttamente, durante la manifestazione, da rappresentanti dell’Ospedale Salesi negli anni sono stati finanziati numerosi progetti tra i quali: l’acquisto di un defibrillatore per il reparto di Neonatologia e uno per il reparto di Oncologia Pediatrica. Fattitaliani ha intervistato Enrico Lanciotti, sindaco della cittadina marchigiana.

martedì 22 luglio 2014

Posso fare il varietà, dopo The Voice il 1° singolo di Emanuele Lucas. L'intervista di Fattitaliani: nella musica il mio mondo

Il 21 luglio è uscito su iTunes il brano Posso fare il varietà di Emanuele Lucas dal sapore “retró”, colore fresco, moderno, e innovativo. Una fusione tra le atmosfere e i suoni del varietà televisivo e le sonorità Pop-Dance contemporanee. Una swing-dance che l'artista dedica a Raffaella Carrà, come icona di un modo specifico di intendere la televisione e il talento.

Inizia così un nuovo percorso artistico per il cantautore salentino, conosciuto nel team Carrà della prima edizione di “The Voice of Italy”, ma nato come interprete e performer. Da sempre diviso tra teatro, TV e Live-show al fianco di grandi nomi - tra cui Battiato (“Ottocento”), Pippo Baudo (“Novecento” su Rai3), Maurizio Costanzo (“Mille lire al mese”) e Corrado Tedeschi (“Le Relazioni Pericolose”) – finalmente ci conduce in un mondo che lui stesso ha scritto, aspettando l’uscita – in autunno – del prossimo singolo. Da qui inizia l'intervista di Fattitaliani.
Il singolo previsto per l'autunno in che cosa somiglierà a “Posso fare il varietà” ? Il singolo che uscirà in autunno sarà ben diverso da “Posso fare il Varietà”. Sarà moderno, Pop-Rock, gli arrangiamenti saranno più internazionali, suoni ricercati per il mio sound ma anche tanto spazio agli strumenti classici, come i violini, rigorosamente veri, ad esempio, i fiati di “Posso fare il varietà” non sono campionati… Devo dire che ho la fortuna di collaborare con Michele D’Elia il mio direttore artistico che è l’arrangiatore di tutti i miei brani e nonostante la differenza di stile che potrà esserci col prossimo singolo si percepirà lo stile nel suo modo di arrangiare e di creare il mio “sound”. Il titolo e lo spirito del brano in che misura e termini ha a che vedere con la tua esperienza a “The Voice”? Avevo bisogno di “uscire”, a distanza di un anno dalla mia partecipazione a The Voice (anno nel quale ho lavorato veramente tanto al mio progetto, attraverso una ricerca continua e anche difficile), con un brano che poteva fungere da collante tra il The Voice e il mio progetto, e volevo farlo in modo ironico, fresco, nostalgico, televisivo e ho scritto questo pezzo dopo aver incontrato Raffaella in relax, davanti ad un caffè… Pure tu “fissato” con la Carrà...? (ride, ndr) Io non sono fissato con la Carrà, semplicemente ho potuto conoscerla da vicino, lavorarci ed è stato molto formativo sia a livello umano che professionale… mi ha dato tantissimo coraggio e forza… e credimi che per noi giovani, in questo momento, ce ne vuole veramente tanta… Lo spettacolo di “The Voice” è stato piacevole; però, come già avvenuto lo scorso anno, la vincitrice è snobbata dalle classifiche. Non credi che vada cambiato qualcosa? Credo che The voice sia un programma di alto livello ma secondo me ci sono troppi talenti nella stessa edizione! La gente non riesce ad affezionarsi agli ai cantanti, ma il Format è così e ci sono degli obblighi, non credo che The Voice si possa modificare. Credo però che indipendentemente da quello che possa darti un talent, bisogna lavorare su se stessi e pure tanto ed è quello che sto provando a fare.
Come showman sai benissimo che sarà difficile destreggiarsi fra diversi generi e modi di fare spettacolo... in che maniera ti orienterai nelle scelte che farai? Pronto anche a dire “no”? Per ora non ci penso, nel senso che il mio obiettivo è fare musica, proporre il mio mondo. I miei pezzi parlano della mia vita, delle mie sensazioni, cerco di farlo in modo onesto e non voglio precludermi un tipo di carriera piuttosto che un altro, valuterò le proposte che mi arriveranno, anche in modo istintivo, sempre se mi arriveranno, anche perché, quello ho raggiunto finora l’ho raggiunto con tanto lavoro e sacrifici… della serie:” Non mi ha mai regalato niente nessuno”, a me piace lo spettacolo, a tutto tondo e se dovessi immaginare un mio concerto non lo immaginerei solo con una Band ed un microfono, ma dinamico, “poliartistico”, ben strutturato… Farei dei concerti-spettacolo. Giovanni Zambito.