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lunedì 7 gennaio 2013

Sempre promesse, dal 10 al 13 gennaio al Teatro Trastevere. Fattitaliani intervista l'interprete e regista Pietro Morachioli

Il 10 gennaio al Teatro Trastevere debutta Sempre Promesse la riproposizione teatrale del film del 1960 di Billy Wilder, L'appartamento. L'atmosfera che si respira nella sala trasteverina è la stessa del film, ma la rivisitazione è ricca di spunti creativi del tutto originali ideati dal giovane Pietro Morachioli che, oltre all'adattamento, ne cura anche la regia. La supervisione artistica dello spettacolo, in scena fino al 13 gennaio, è affidata a Paola Tiziana Cruciani. Sul palco a scambiarsi la chiave dell'appartamento di Chuck Baxter nove giovani attori: Pietro Morachioli, Giorgia Mareri, Lorenzo Marco Perilli, Emanuele Guzzardi, Iaeli Anselmo, Roberto Fazioli, Giannicolò Pisaneschi, Alessia Paladino, Eugenio Tiberi. Fattitaliani ha intervistato Pietro Morachioli.
Che cosa spinge a rappresentare e adattare un classico come "L'appartamento"?
Avevo finito gli studi presso Il Cantiere Teatrale di Paola Tiziana Cruciani, e avendo voglia di mettere in scena uno spettacolo ho iniziato a cercare decine di testi, non appena mi sono imbattuto in questo, me ne sono semplicemente innamorato: la trama, i personaggi e le dinamiche sono accattivanti e tutto funziona perfettamente. In più è una commedia e volevo cominciare il mio cammino artistico proprio con una commedia intelligente, dove a far divertire non sono le volgarità gratuite, ma le situazioni in sé.

In che cosa particolarmente regia e adattamento sono andati oltre pur mantenendo i legami con l'originale? partiamo dal titolo...
Il titolo originale è “L’appartamento”, il mio è “Sempre Promesse”: questo fa parte di uno studio fatto mettendo a confronto il film di Billy Wilder con il musical di Neil Simon. Volevo evidenziare già dal titolo che le situazioni dello spettacolo ruotano attorno a promesse che non vengono mantenute. A questo proposito anche alcune situazioni all’interno dello spettacolo sono state modificate e aggiustate. Molte sono le differenze, nell’originale le vicende si svolgono a New York negli anni ‘60, nel mio adattamento ho voluto ambientarle durante gli anni ’80, sia per essere coerente con l’età della compagnia - essendo tutti giovani - perché in America, come poi Italia, negli anni ’80 c’erano gli Yuppies, giovani rampanti in cerca di successo. Sia perché il cambio di anni ci ha permesso di poter introdurre riferimenti e situazioni più frizzanti e divertenti, pur mantenendo, dove c’è bisogno, la serietà e la drammaticità dell'originale.
La supervisioneartistica di Paola Tiziana Cruciani è certamente uno stimolo... in che cosa praticamente si traduce?
La supervisione artistica di Paola Tiziana Cruciani è stata senza dubbio uno stimolo. Essere giudicati dal proprio maestro fa sempre un certo effetto e Paola non solo ha seguito le prove, ma ha dato la possibilità a tutti di arrivare a soluzioni divertenti. Non è stata, come a volte succede, l’insegnante che viene e che corregge tutto: ci ha visto, ha rispettato le mie scelte registiche ed è intervenuta coerentemente nel perfezionare ciò che era stato fatto. Non posso che ringraziarla per questo, perché mi ha dato modo, ancora una volta, di crescere.

Sei anche protagonista dello spettacolo: hai pensato di fare questo mestiere perseguendo sempre tale dimensione multipla?
Questa è la mia prima esperienza di regia anche se ho sempre studiato l’arte della recitazione fin da quando ero bambino. Sono cresciuto nella mia città, Civitavecchia, e nel Teatro Traiano ho avuto la mia prima scuola. Grazie a Pino Quartullo e Paola Tiziana Cruciani ho avuto gli stimoli che mi hanno spronato a provare. Volevo fare questo spettacolo e volevo dirigerlo, sentendo la necessità di far vedere il mio punto di vista e toccando un classico così importante come “L'Appartamento”. Non ho mai avuto la presunzione di diventare un grande regista, ma sono sicuro che questa esperienza ha arricchito il mio bagaglio artistico. Non so se continuerò ad avere un doppio ruolo, non è così semplice come si può pensare.

Oggi quali persone potrebbe rappresentare il contabile Chuck Baxter?
Nell’età in cui viviamo sembra scontato dirlo, ma tutti noi siamo tanti piccoli Chuck Baxter. Tutti siamo vittime di tante promesse, fatte da chi ci governa, così come tanti Chuck Baxter che devono scendere a compromessi per andare avanti. Ci troviamo sempre davanti a grandi bivi, dove da una parte c’è un misero benessere, le briciole dei potenti mentre dall’altra i sentimenti. Chuck Baxter non ha niente nella vita se non un minuscolo appartamento, e i suoi superiori, che hanno tutto, glielo vogliono portare via. Con un sorriso amaro questa è la situazione che viviamo tutti. Giovanni Zambito.
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TRAMA
New York, 1983. Il contabile Chuck Baxter, impiegato ambizioso e carrierista di una importante banca, mette a disposizione dei propri superiori il suo appartamento. Speranzoso, lo presta per farsi benvolere, ma con questa sua disponibilità si pone al centro di una girandola di chiacchiere, di equivoci e di ridicolo. Il prezzo è alto, ma quando è proprio il direttore del personale J. D. Sheldrake a chiedere il favore sembra fatta. Baxter ottiene una promozione: peccato che l'amante del capo sia Fran Kubelik, la giovane collega della quale Baxter è innamorato.
Lasciarsi andare al più nobile dei sentimenti o non perdere l'occasione per fare carriera? Questa è la domanda che aleggia nello spettacolo e che, fra risate e colpi di scena, vedrà la sua risposta nelle disavventure del povero Chuck.
Spazioteatro
produzione
presenta
SEMPRE PROMESSE
tratto da "L'Appartamento" di Billy Wilder
con Pietro Morachioli, Giorgia Mareri, Lorenzo Marco Perilli, Emanuele Guzzardi, Iaeli Anselmo, Roberto Fazioli, Giannicolò Pisaneschi,Alessia Paladino, Eugenio Tiberi
regia e adattamento
Pietro Morachioli
supervisione artistica
Paola Tiziana Cruciani
regista collaboratore
Eugenio Pochini
dal 10 al 13 gennaio 2013
Teatro Trastevere
(via Jacopa da Sette Soli 3- Roma)

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